Il gran rifiuto di Goffredo Bettini

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 L\’ex braccio destro di Veltroni non si presenterà alle elezioni europee

 

 

Si può definire quantomeno sorprendente la rinuncia di Goffredo Bettini  alla  candidatura per le prossime Europee nelle liste del Pd. Tanto più sorprendente se si ricordano i recenti attestati di stima e sostegno da parte della maggioranza del gruppo dirigente del PD regionale, da Morassut a  Zingaretti fino allo stesso Marrazzo. Cosà è veramente successo allora? Senza correr dietro alle varie congetture pubblicate sui quotidiani di ieri quanto è successo lo spiega chiaramente Bettini nella sua lettera aperta pubblicata ieri dal Messaggero. In primo luogo Bettini fa sapere di non essere stato direttamente coinvolto dalla segreteria nella composizione delle liste, quindi di non aver avuto il necessario sostegno dallo stesso Franceschini. Poi di essere stato \’impallinato \’ dalle logiche correntizie \’contro le quali si è sempre battuto\’ e cioè dagli ex Popolari e dai Dalemiani i quali, par di capire, non l\’hanno voluto come capo lista. Ovviamente per tutta la mattinata sono seguite le reazioni degli esponenti del PD, fra le prime quella di Zingaretti che giudica la rinuncia di Bettini  "un colpo molto serio alla forza e alla autorevolezza del Pd". E ritiene "sbagliata la gestione politica della sua candidatura che a livello territoriale era largamente condivisa e sostenuta". Ma val la pena di citare alcune fra le numerose altre prese di posizione che si sono susseguite nel corso della giornata di ieri. L\’assessore regionale Bruno Astorre  dichiara di aver sempre apprezzato l \’intelligenza, la sobrietà, l\’equilibrio, la lealtà e la  correttezza di Bettini. Mentre per l\’on Renzo Carella, Bettini ha compiuto un gesto politicamente apprezzabile "proprio del suo stile di  persona  generosa e altruista che si è sempre messa a disposizione del Partito e delle battaglie politiche" ed esprime il suo  profondo rammarico perché ritiene che il Partito "non abbia  saputo cogliere le potenzialità, l’autorevolezza politica e culturale di un dirigente come Goffredo Bettini che a Roma, nel Lazio e nell’Italia centrale avrebbe potuto trainare migliaia di militanti in una campagna elettorale in un momento così difficile per il Paese\’. Carlo Umberto Ponzo ricorda che Bettini  ha dato  "un grande contributo alla nascita del progetto del Partito Democratico, mettendo al servizio di tutti la sua esperienza, la sua capacità e intelligenza politica" e quindi rappresenta "una risorsa importante da tenere nella debita considerazione soprattutto a livello Europeo in quanto in un  momento così difficile per la nostra economia e considerando l’importanza dell’Europa per la risoluzione della crisi, proprio Bettini potrebbe essere la persona qualificata a dare un contributo importante". Mentre l\’ex presidente del Consiglio Regionale Massimo Pineschi invita  a "ritornare nella decisione di non volersi candidare, ricordando anche che la sua candidatura è stata apprezzata e votata nell’ultima direzione regionale del PD del Lazio”. Per Mario Ciarla, Presidente del Partito Democratico di Roma la scelta di Bettini di "dimettersi, prima da Senatore, poi da Presidente della Festa del Cinema costituisce una rara eccezione nel panorama politico che sempre più dimostra di praticare l’interesse generale solo a parole” . Ancora più esplicito Carlo Lucherini, segretario provinciale del Pd e vicepresidente del Consiglio regionale il quale considera un errore la scelta del partito di "non promuovere fino in fondo e in maniera convinta una candidatura autorevole e di grande spessore politico", candidatura peraltro largamente condivisa dal partito. Solidarietà, apprezzamenti attestati di stima e quant\’altro non possono tuttavia nascondere un scontro nel PD che non si placa anche a ridosso delle scadenze elettorali. Mentre l\’aver \’tritato\’ politicamente il nome di Bettini appare all\’opinione pubblica come l\’inevitabile appendice delle dimissioni di Veltroni.

G.L.

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