Delitto di via Poma, la Cassazione decide su Busco

0
100

Il delitto di via Poma 24 anni dopo i terribili fatti ritorna nelle aule di giustizia. Domani alla Cassazione deciderà sulla colpevolezza di Raniero Brusco, l’ex fidanzato. Il 7 agosto del 1990 Simonetta Cesaroni, allora 21enne, fu uccisa con 29 colpi inferti con un tagliacarte. La Corte d’assise della capitale, il 26 gennaio 2011, aveva condannato Busco a 24 anni.

ATTESA DA CASA – Mercoledì mattina i cinque giudici della Prima sezione penale (oltre al presidente Giordano ci saranno Angela Tardio, Aldo Cavallo, Piera Maria Caprioglio, Giacomo Rocchi, che terrà la relazione dei fatti) dovranno decidere se confermare o meno la sentenza di assoluzione della Corte d’assise d’appello di Roma del 24 aprile 2012 che ha ribaltato la sentenza di primo grado. Raniero Busco  non sarà presente in aula. Attenderà il verdetto a casa insieme alla moglie Roberta e ai figli.

LA PROVA DEL MORSO – Il procuratore di Roma, Alberto Cozzella, in Cassazione contesterà soprattutto gli esiti della perizia disposta dai giudici e decisiva nel processo d’appello. Si tratta, in sostanza, di quella che è passata alle cronache come la “prova del morso”. Secondo gli autori della superperizia  il segno sul seno sinistro di Simonetta, considerato in primo grado la ‘firma’ dell’assassino (ovvero, il segno della dentatura anomala di Busco) non era in realtà un morso. Ma secondo il procuratore Cozzella, i ragionamenti dei periti sarebbero stati volti ad azzerare tutto ciò che i consulenti della procura avevano fatto nel giudizio di primo grado.

LE ACCUSE – Secondo il procuratore della Cassazione, che ha chiesto l”annullamento della sentenza con rinvio, “il calco acquisito (quello del morso, ndr) non e” mai stato esaminato come pure non e” stata spiegata l”origine delle lesioni al seno”. Elemento, questo, tirato in ballo durante il giudizio di secondo grado. Salzano, inoltre, ha posto l”attenzione sull”alibi di Raniero Busco, definendolo per nulla convincente. “Ricordo- ha detto il pg- che nella fase iniziale delle indagini a Busco non fu chiesto un alibi. Ritengo quindi piu” convincente, sotto questo aspetto, la sentenza di primo grado”. “Siamo davanti a un processo indiziario- ha continuato Salzano- il che pero” non vuol dire che le prove indirette abbiano meno attitudine davanti alla corte il pg ha sollecitato la necessita” di una nuova perizia” considerando che “non stati sentiti i consulenti della sorella e la mamma di Simonetta costituitesi nel processo”. Infine il pg ha chiesto un nuovo appello per risolvere “i dubbi sul morso al seno di Simonetta”, per verificare se sugli indumenti della vittima ci fossero altre tracce di altri soggetti maschili e se il tampone inumidito possa denunciare tracce di altri soggetti maschili. “Il tutto- ha concluso Salzano- per dipanare i dubbi e le diverse criticita” sulla vicenda”.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI CINQUE QUOTIDIANO

[wpmlsubscribe list=”9″]