Con l'Ep di sei canzoni del 2012 “RIP With Beer”, i Phobb trasmettono un impulso americano o nordeuropeo che giunge da quella parte d'Italia che non ti aspetti, Cosenza, la Calabria, il Meridione. Le loro sonorità non si addicono per niente ai tradizionali mandolini, tamburelli e attrezzini vari che da generazioni rappresentano la musica del Sud dello Stivale. A far valere il discorso ci pensa subito la opening-track “Rock Button”: charleston aperto, basso andante che pompa ritmo e chitarre distorte all'unisono si fanno sentire fin da subito, prima che una voce dalla gola dura a morire si inserisca nel contesto. Dopo i ritornelli un cambio di dinamica e tema del brano sconvolge tutto per un attimo, prima di ritornare al riff iniziale.
Quella delle improvvise variazioni all'interno dei brani, seppur infilate con criterio e senza esagerare, rappresentano una delle caratteristiche dello stile dei Phobb, che attribuisce originalità alla stessa band e non la rende scontata. Nella seconda canzone, “Drawn On The Wall”, si sente un mix tra alternative metal e stoner con venature blues e classic rock in stile Led Zeppelin, con un altro buon cambio netto tra strofe e ritornelli ed un solo di chitarra verso il finale. Non si può dire altrettanto della variazione, meno riuscita, del singolo “Johnny Guest”, dove c'è davvero poco collante tra due diverse sezioni, a sostegno di un riff di chitarra comunque buono. L'Ep entra davvero nel suo meglio alla quarta canzone, con la più regolare e attuale “Jarhead”, il momento in cui il cantante sfodera all'ennesima potenza il suo timbro vocale che sembra essere figlio di Phil Anselmo (Pantera) e Matt Shadows (Avenged Sevenfold): i toni qui si fanno più aspri, seppur all'insegna di un metal basilare di partenza. Forse era proprio questa da lanciare come singolo, e magari girarci il video.
Alla numero cinque in scaletta c'è “Shotgun”, breve ma concisa, in cui in nemmeno tre minuti i Phobb presentano un altro pezzo a metà tra il rock e il metal, con due ritornelli (o special, o strofe, la struttura non è molto chiara) dalla ritmica irregolare che rimanda ai TOOL. “Crawling” (con breve fuga chitarristica nel break di mezzo) chiude un Ep che trabocca energia, ne trasmette tanta all'ascoltatore a livello fisico ed è il manifesto di chi vuole spaccare il mondo a suon di rock. Le canzoni di “RIP With Beer” hanno giuste durate e non annoiano mai. Sono lontane dal mainstream musicale italiano ma hanno un buon potenziale all'estero, a maggior ragione se rese leggermente più regolari. Poi se si sfornano pezzi migliori, altri punti a favore. La prova del primo Ep però, tutto sommato, è superata.
TRACKLIST
1 – Rock Button
2 – Drawn On The Wall
3 – Johnny Guest
4 - Jarhead
5 - Shotgun
6 - Crawling
Marco Reda
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“Johnny Guest”
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