Omicidio del ricercatore Salvo: un mistero lungo vent’anni

Il dirigente dell'Istituto Superiore di Sanità fu ucciso in Somalia nel 1990. Il figlio cerca risposte

1
253

Giuseppe Salvo fu assassinato nella notte fra il 17 e il 18 giugno del 1990 a Mogadiscio, in Somalia. Era un ricercatore di 42 anni appena divenuto dirigente dell’Istituto Superiore di Sanità, ospitato presso l’università Nazionale Somala. Quella notte fu ucciso per motivi che non furono mai del tutto chiariti e gli effetti di questo stallo hanno, ancora oggi, ricadute sui familiari.

Giuseppe fu trovato senza vita in una cella di sicurezza della caserma della Seconda brigata motorizzata a Mogadiscio, militari agli ordini del dittatore Siad Barre. La prima versione della sua morte fu quella di un suicidio: impiccato utilizzando la camicia e i pantaloni.

Una versione confermata per qualche giorno anche dal ministero degli Esteri italiano, ma osteggiata fin da subito da parenti e amici secondo i quali Giuseppe non aveva motivo di togliersi la vita. Fu l’esito dell’autopsia a chiarire senza ombra di dubbio le cause della morte del ricercatore: era deceduto a seguito di “trauma cranico – come scritto nel referto medico – e contusioni cerebrali dovute a mezzo contusivo”.

In altre parole, Giuseppe era stato violentemente pestato e assassinato. Perché e da chi sono domande ancora avvolte nel mistero. Per qualche tempo il caso assunse dimensioni internazionali e rischiò di rappresentare un vero e proprio “incidente diplomatico” fra il nostro Stato e quello Somalo, ma dopo alcune commissioni in Farnesina e una medaglia d’argento al merito civile, di fatto l’omicidio di Giuseppe Salvo restò senza un colpevole.

Intanto i figli sono cresciuti e oggi il secondogenito, Fabio, ricalca le orme del padre: è impiegato all’Istituto Superiore di sanità, ma la sua assunzione obbligatoria in quanto orfano per servizio, ancora non è stata stabilizzata. E così al dolore per la perdita del genitore in circostanze poco chiare, si aggiunge quella di un lavoro precario, malgrado il Tar si sia espresso favorevolmente sul diritto al lavoro degli orfani di servizio.

Fabio ha anche scritto al presidente della Repubblica, nella speranza che la storia di suo padre non venga dimenticata. “Vorrei richiamare l’attenzione dopo oltre un ventennio di silenzio su un caso umano drammatico, – si legge nella missiva a Giorgio Napolitano – purtroppo mai del tutto chiarito, di un cittadino emerito di fatto dimenticato dallo Stato Italiano, così come lo è stata la sua famiglia non tutelata a dovere e lasciata al suo destino”.

È SUCCESSO OGGI...

Trascinata dietro ai cassonetti e molestata: orrore in pieno centro

Bloccata per le spalle, trascinata dietro ai cassonetti della spazzatura e toccata nelle parti intime. È questo il racconto che, una ventenne, in stato di shock, ha fatto agli agenti degli equipaggi della Polizia di...
Sequestro-Polizia ladispoli

Tentano di rubare una moto d’epoca: uno dei ladri scappa e lascia a piedi...

La scorsa notte i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma San Pietro hanno arrestato un 40enne romano, residente a Genazzano, con precedenti, con l’accusa di rapina impropria. L’uomo è stato sorpreso dai Carabinieri in via...

Terribile incidente tra 2 moto in centro: traffico in tilt

Terribile incidente poco fa a Roma, in via Appia Pignatelli. A scontrarsi 2 moto. Traffico in tilt e code lungo la strada. Al momento non si conosce la dinamica dello scontro, ma i centauri sarebbero feriti. Sul posto...
fucile

Cammina per strada armato di fucile: allarme in città

Allarme in centro a Roma: un giovane di colore con un in braccio un fucile è stato segnalato in via Plinio, zona Prati. Sul posto la polizia di Stato dei commissariati Aurelio, San Pietro e Borgo. Verifiche...

Sziget Release Party a Roma: i Moseek in concerto

Dopo “l’assaggio” di Coachella e Primavera Sound dello scorso anno, il Quirinetta di Roma continua ad anticipare e stuzzicare le orecchie con anteprime dei grandi festival internazionali: lo fa il 13 maggio con il...