Pomezia, la denuncia dei sindacati: lavoratori aggrediti dalla polizia

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Pomezia, la denuncia dei sindacati: lavoratori aggrediti dalla polizia

«Sono dovuta arrivare a 55 anni per farmi maltrattare dai poliziotti e trattare come una delinquente solo perché, insieme ai miei colleghi, stavo tentando di difendere il mio diritto al lavoro». Così una delle dipendenti degli “Appalti Storici” di Pomezia, che questa mattina sono stati fatti sgomberare dalla scuola elementare Trilussa, occupata la sera di lunedì per protestare contro i tagli del 25% sulle ore lavorative. «Già venivamo impiegati poco, adesso verremo a lavorare per un’ora e mezza al giorno e non si sa neanche per quanto tempo ancora…».

L’ARRIVO DEI POLIZIOTTI – Già intorno alle 7 davanti all’istituto scolastico erano arrivate due camionette della polizia. Gli agenti hanno intimato ai lavoratori di uscire, ma i circa 40 dipendenti che da due giorni cercano di far sentire la propria voce non hanno raccolto l’invito. «I poliziotti sono allora entrati, ci hanno identificati come se fossimo dei criminali e poi ci hanno costretto, certo non in modo gentile, ad uscire”, ha proseguito la donna. Sembra infatti che tre lavoratrici siano state colpite dagli agenti, tanto che sono dovute intervenire due ambulanze, che le hanno condotte al pronto soccorso.

LA DENUNCIA DEI SINDACATI – «Un gravissimo atto di violenza è stato compiuto dalle forze dell’ordine nei confronti delle lavoratrici addette al servizio di pulizia delle scuole di Pomezia – ha dichiarato Vittorio Pezzotti, segretario generale della Filcams Cgil di Roma e del Lazio – la polizia ha duramente colpito le lavoratrici che protestavano per difendere il loro posto di lavoro, messo a rischio dalla gara di appalto nazionale gestita dalla Consip; una gara che irresponsabilmente e irrealisticamente ha tagliato il 40% del corrispettivo economico destinato al servizio. Un taglio che va ad aggiungersi a quelli già intervenuti negli anni precedenti che hanno determinato una riduzione dell’orario di lavoro delle addette alle pulizie e del salario di oltre il 25% ma non hanno diminuito l’entità e la quantità del lavoro, generando così un duplice danno: minor salario, maggiori carichi di lavoro». Dura la condanna dei sindacati per l’atteggiamento preso dalle forze dell’ordine.

L’AFFONDO – «Condanniamo pertanto l’inaudita violenza con cui la polizia è intervenuta contro le lavoratrici, che in questo momento si trovano presso l’ospedale Sant’Anna di Pomezia per le necessarie cure, e facciamo appello al prefetto e al questore di Roma affinché non si ripetano tali episodi, visto e considerato che nei prossimi giorni potrebbero registrarsi nelle scuole altri momenti di protesta a difesa dell’occupazione e del salario. Chiediamo inoltre che si intervenga nei confronti del sindaco di Pomezia: oltre ad aver chiesto l’intervento delle forza pubblica, egli ha beffardamente invitato le lavoratrici a cercarsi un avvocato annunciando che procederà con denunce penali contro la loro protesta. In una fase così difficile e delicata non abbiamo bisogno di sceriffi improvvisati, ma di un più alto senso di responsabilità soprattutto in chi ricopre cariche istituzionali e pubbliche. Chiediamo infine al Prefetto di sollecitare il ministero dell’Istruzione e il Governo a risolvere la questione il prima possibile: questa situazione, che perdura dal maggio 2013, si fa ogni giorno più incandescente e ingestibile».

LA TESTIMONIANZA – «Attualmente – spiegano alcuni dipendenti – lavoriamo circa 20 ore a settimana. Chi è fortunato arriva a 25, per uno stipendio massimo di 600 euro. Tra noi ci sono famiglie monoreddito oppure coniugi che fanno lo stesso lavoro. Se viene fatta questa ulteriore diminuzione, come faremo a vivere?».

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