Formello, megavilla confiscata alla ‘ndrangheta: foto incredibili

Il sequestro coinvolse anche lo storico Caffè Chigi di Roma e beni nel quartiere Coppedé e Parioli. L'edificio, stile Scarface, è stato affidato ancora prima dell’ultima condanna in Cassazione alla cooperativa sociale Sinergie, aderente a Legacoop Lazio

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Per la prima volta in Italia, una villa sottratta alla ‘ndrangheta calabrese- durante il maxisequestro da 20 milioni di euro che coinvolse anche lo storico Caffè Chigi di Roma e beni siti nel quartiere Coppedé e ai Parioli – è stata affidata ancora prima dell’ultima condanna in Cassazione alla cooperativa sociale Sinergie, aderente a Legacoop Lazio, che vi insedierà una casa famiglia per minori. La Lega delle cooperative del Lazio invia in una nota stampa le immagini della villa che – grazie ad una decisione senza precedenti del Tribunale di Roma – è stata subito messa a disposizione per il riutilizzo sociale. Un iter rapidissimo che ora potrà essere seguito in tutto il Lazio, grazie alla ratifica di un Protocollo d’intesa firmato dal  Tribunale di Roma, dalla Regione, da Roma Capitale, dall’associazione Libera, dalle cooperative e da varie associazioni di categoria e di rappresentanza. “E’ importante che i beni confiscati alle mafie vengano riutilizzati subito e destinati a scopi sociali. Le cooperative- essendo soggetti imprenditoriali che operano in favore della mutualità e della collettività- sono tra gli attori che possono collocarsi meglio in questa dimensione” ha spiegato Pino Bongiorno, presidente Legacoopsociali Lazio.

Scarica qui le fotografie inedite: https://www.facebook.com/media/set/?set=a.766692240059731.1073741844.100001568861213&type=1&l=32d9c62f86 



LA VILLA – E’ un giaguaro bianco in porcellana con gli occhi di diamante ad accogliere all’ingresso i visitatori di Villa Sandra, residenza da 3.500 mq che nasce nel prestigioso quartiere di Castel De Ceveri, nella zona più ‘in’ del Comune di Formello (Roma), abitata da vip e celebrità. Letto a baldacchino con merletti in stile Luigi XVI, poltroncine in seta, bagni con rubinetteria dorata e tappezzeria damascata, divani e arredi total white in stile discoteca e rivestimenti in finto coccodrillo si affiancano alla più tradizionale natività, custodita in una teca sorvegliata da un angelo. 
A completare il quadro, tre piani, una mansarda e due seminterrati con taverne, terrazze, giardino, orto, un magazzino agricolo e l’immancabile piscina a mosaico presente all’esterno. Lo stile sembra essere rimasto agli anni ’80 e ispirarsi a Scarface. Ma il sindaco del Comune di  Formello, Sergio Celestino, spera che gli arredi possano essere messi all’asta.
“E’ importante che i beni confiscati alle mafie vengano riutilizzati subito e destinati a scopi sociali. Le cooperative- essendo soggetti imprenditoriali che operano in favore della mutualità e della collettività- sono tra gli attori che possono collocarsi meglio in questa dimensione” ha spiegato Pino Bongiorno, presidente Legacoopsociali Lazio-. Togliere un bene all’illegalità per restituirlo alla collettività è un passaggio decisivo per costruire un nuovo modello di sviluppo e una nuova economia che sia etica, sostenibile, intelligente e inclusiva. “Il film “La nostra terra”, in questi giorni nelle sale cinematografiche, racconta bene – anche se solo in parte- l’esperienza delle cooperative che operano tra tante difficoltà sui beni confiscati alle mafie”.



IL SEQUESTRO – Sequestrata dagli agenti del Centro operativo di Roma della Dia in seguito ad indagini disposte dalla Procura distrettuale Antimafia nell’estate del 2012, la villa era stata sottratta a soggetti legati alla ‘ndrina dei Gallico di Palmi (RC) e alla holding Adonis, avente varie sedi nel quartiere Coppedé e ai Parioli, insieme allo storico Caffè Chigi.  Il riutilizzo sociale di Villa Sandra, fortunatamente, non ha seguito l’iter tradizionale – che statisticamente lascia in stato di abbandono i beni confiscati per almeno sei anni – ed è stato quasi immediato. Non si è dunque dovuta attendere la condanna in Cassazione – giunta solo di recente- per poter riutilizzare il bene. E’ bastato il primo grado di giudizio. “Insieme a Libera e al territorio abbiamo tentato di dare corpo alla famosa antimafia sociale proprio perché la reazione alla presenza mafiosa deve essere immediata- ha spiegato il sindaco -. Qui a Castel de Ceveri, per la prima volta in Italia, si è avuto un iter molto rapido, la cooperativa Sinergie, in partenariato con l’Associazione Libera, Legacoop Sociali Lazio e Banca Etica, con il supporto dell’Amministrazione Comunale da tempo impegnata a contrastare le infiltrazioni criminali sul territorio, ha presentato il progetto di riutilizzo sociale ai sensi della Legge 109/96  approvato poi dal Tribunale di Roma durante l’amministrazione giudiziaria del bene sequestrato, cosicché presto potremo parlare di Villa Sandra come di una casa famiglia per minori gestita dalla cooperativa Sinergie, aderente a Legacoop Lazio”.

IL PROTOCOLLO – “Affinché quanto è stato sperimentato per la prima volta in Italia a Castel De Ceveri sia possibile per tutti i beni sequestrati nel Lazio  – è stato firmato un protocollo per il riutilizzo, tra i cui firmatari figurano anche le cooperative, Libera, Roma Capitale e la Regione, che intendono agire insieme per valutare quale sia il riutilizzo più opportuno per ogni singolo bene, valorizzando il territorio e rendendolo ricchezza” ha aggiunto Ferdinando Secchi, responsabile del coordinamento del Lazio di Libera. 
Intanto, la cooperativa Sinergie è in attesa che Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati (ANBSC) provveda alla destinazione del bene, ormai confiscato, al Comune di Formello. “Oltre a dare vita ad una casa famiglia per minori, in questa villa noi vorremmo creare una comunità di welfare, in cui tutte le realtà no profit possano incontrarsi e operare a vantaggio della collettività” ha spiegato Marco Carducci, presidente della coop aderente alla Lega.

INTIMIDAZIONI – L’impresa delle cooperative che operano sui beni confiscati alle mafie, spesso, non è semplice: i casi di intimidazione sono tanti. “Eppure, sono molte le esperienza in Italia di cooperative, soprattutto di giovani, nate grazie alle attività svolte sui beni confiscati alla mafia. L’iter burocratico per l’assegnazione dei beni diventa spesso il collo di bottiglia tra l’idea di riutilizzo e la realizzazione – ha detto Andrea Laguardia, presidente Legacoop Servizi Lazio- L’esempio della coop Sinergie e del bene confiscato a Formello è per noi il modello da seguire: un lavoro congiunto sul territorio tra tutti gli attori coinvolti che renda immediato l’intervento”. Al fianco della cooperativa Sinergie, anche Banca Etica, che sostiene in tutta Italia, grazie a dei protocolli d’intesa con Libera, i giovani che vogliono realizzare progetti di riutilizzo sociale sui beni confiscati alle mafie. “Il caso di Formello e dei giovani della cooperativa Sinergie sarà tra i primi nel Lazio” ha spiegato Roberto Marino, Sviluppo commerciale Centro Italia Banca Etica. (ZuA)
Photo credits: Angela Zurzolo per Legacoop Lazio

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