Valmontone, sottopasso allagato. Salve per miracolo tre ragazze

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E’ una storia che ha dell’incredibile quella capitata a tre ragazze, due di Valmontone e una di Labico, finiti con l’auto impantanata all’interno del sottopasso di via della Pace trasformata in una piscina a cielo aperto. 150 centimetri di acqua, praticamente un lago. Un episodio inaccettabile per il sindaco Alberto latini, che ora chiede chiarimenti sulla via che dal polo turistico integrato conduce sulla via Casilina, verso Colleferro.

IL SINDACO : «INTOLLERABILE» – «Non è tollerabile che, a soli 10 anni dalla sua realizzazione, una strada che dovrebbe essere stata costruita con tecnologie moderne e con grande dispendio di denaro pubblico possa presentare situazioni di una simile pericolosità – dichiara il sindaco di Valmontone, Alberto Latini. Sono sconcertato da quanto accaduto al sottopasso di via della Pace e ho subito dato mandato agli uffici di verificare se quest’opera, costata circa 20 milioni di euro per servire il Polo turistico integrato (Fashion district e parco divertimenti), sia stata fatta a regola d’arte o, invece, quei soldi non siano stati gestiti con leggerezza e superficialità. Come sappiamo l’appalto subì diverse vicende travagliate, di cui ne scontiamo ancora gli effetti, ma non posso accettare che per le negligenze di qualcuno sia messa a rischio l’incolumità dei cittadini. Non intendo in alcun modo – sottolinea il sindaco Latini – lasciare che quanto accaduto possa archiviarsi in fretta soltanto come ‘un brutto episodio’.

SOTTO LA VIA SCORRE UNA FALDA – Quell’opera, in quel tratto, presenta un grave vizio originale visto che il sottopasso è stato realizzato su una falda acquifera che, anche in condizioni di sereno, costringe due pompe ad allontanare di continuo l’acqua che tende a ristagnare. In occasioni di piogge copiose, purtroppo, il fenomeno aumenta a dismisura ed ho incaricato gli uffici di rivedere tutti gli atti, ivi compreso il collaudo eseguito sull’opera. L’altro giorno poteva succedere qualcosa di molto brutto ed è giunto il momento di fare chiarezza, una volta per tutte, e vedere in che modo, a dieci anni da quello scempio, il Comune possa intervenire a tutela del’incolumità dei cittadini e dei soldi della collettività».

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