Roma, si fingevano agenti di polizia per rapinare prostitute

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Sarebbero altre sette le rapine nei confronti di alcune prostitute messe a segno nel corso degli ultimi mesi ad Ostia, Acilia e in varie zone di Roma, riconducibili a una banda di rapinatori che si fingevano poliziotti. Secondo quanto emerso dagli sviluppi delle indagini condotte dagli agenti del commissariato Monteverde, i nuovi elementi e i nuovi riscontri avrebbero aggravato il quadro accusatorio delineando precise responsabilità in altri episodi e portando all’emissione di altre quattro ordinanze di custodia cautelare.Dopo la denuncia di una delle vittime e alcuni mesi di indagini, i poliziotti erano riusciti a individuare i componenti della banda che con il medesimo modus operandi metteva a segno le rapine nei confronti delle prostitute, privandole dei loro averi e in alcuni casi costringendole sotto la minaccia delle armi ad abusi sessuali. Fingendosi poliziotti, i componenti della banda, tutti con precedenti, minacciavano le vittime, legandole con delle fascette di plastica e simulando in alcuni casi anche il rinvenimento di sostanze stupefacenti per soggiogarle e costringerle a non formalizzare alcuna denuncia.L’operazione si era conclusa lo scorso mese di marzo quando erano state cinque le persone a finire in manette, quattro uomini e una donna. Nelle perquisizioni all’interno delle loro abitazioni gli agenti avevano sequestrato un tesserino e una placca della Polizia di Stato falsi, un paio di manette, una replica di fucile da assalto privo di regolare tappo rosso e numerosi oggetti riconosciuti dalle stese vittime. Computer portatili, 30 telefoni cellulari, orologi, apparati video e anche alcune decine di grammi di cocaina, sequestrati nell’abitazione di P.M. Ulteriori conferme erano giunte anche dal sequestro degli indumenti utilizzati dai componenti della banda nel corso delle rapine.Allo stato attuale delle indagini – con il riconoscimento di precise responsabilità in 7 di questi episodi – sale a circa 20 il numero delle rapine che coinvolgerebbero i cinque imputati, attualmente detenuti in carcere. Soltanto per uno di essi, pur sussistendo consistenti elementi di responsabilità, nel corso dell’incidente probatorio non sarebbero emersi presupposti per giustificare l’emissione di un’ulteriore ordinanza di custodia cautelare.