Sant’Eustachio, don Pietro invita i senatori a pranzo con i poveri

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«L’unica cosa che c’è rimasta da fare per illuminare il loro percorso è pregare». Don Pietro Sigurani, parroco nella Basilica di S. Eustachio, sintetizza in questo  modo le motivazioni che lo hanno portato ad organizzare per domani un’intera giornata di preghiera con i politici. Un pranzo per i poveri, la liturgia della parola per finire con la messa officiata dal Vescovo Matteo Zuppi, altra figura simbolo di una chiesa aperta alla realtà.Un modo diverso per festeggiare San Francesco, nel capolavoro barocco, a pochi passi dal Senato, dove si sono consumati riti meno illuminati. Lui i politici li incontra quando vanno a prendersi il caffè nella celebre attigua caffetteria e ogni tanto quando varcano le porte della sua chiesa. Don Pietro è abituato al parlar schietto. Così non poteva passare tanto tempo da quando, a quegli incontri fortuiti con i senatori e i deputati,  seguisse un’azione meditata e subito agita. Ecco quindi l’idea di organizzare una giornata di preghiera rivolta ai politici italiani proprio nel giorno di San Francesco.«Non ci rimane che pregare con loro e speriamo che serva». L’ironia non gli manca. Domani per il pranzo dell’una aprirà  le porte della chiesa a tutti i poveri: zingari, immigrati e famiglie italiane.L’invito è stato mandato a tutti: centro, destra, sinistra, Lega e Movimento 5 stelle. Ha risposto anche Enrico Letta. Che apprezza l’iniziativa, ma domani non potrà esserci riservandosi di venire a trovare il parroco presto. «L’ho mandato pure a Berlusconi, non si sa mai…».  Aggiunge don Pietro convinto che senatori e onorevoli non mancheranno tra gli scranni di S. Eustachio forse nella speranza non tanto nascosta di trovarci un nugolo di cronisti e telecamere. Ma con il rischio che il combattivo parroco scacci i mercanti dal tempio.