Rai, per le Olimpiadi invernali di Sochi rivolgersi a Sky

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Rai, per le Olimpiadi invernali di Sochi rivolgersi a Sky

La Rai chiaramente odia la montagna, gli sport invernali e quindi dimentica un’importante fetta di popolazione italiana che vive sulle Alpi e sugli Appennini e trascura in più un’industria turistica che dà lavoro a milioni di persone. Sembra una dichiarazione senza alcun fondamento, ma da alcuni recenti atti della vicedirezione generale della Rai sembra che sia proprio così.

LE SCELTE DI ANTONIO MARANO – Il responsabile Antonio Marano ha deciso la chiusura dell’unico programma dedicato alle Montagne della Rai: Tgr Montagne appunto, un settimanale a bassissimo costo, ma ha anche ottenuto che non si acquisissero i diritti sportivi delle Olimpiadi invernali di Sochi, rimaste in esclusiva a Sky. Un bel risultato, sappiamo da un’intervista sulla Gazzetta dello Sport che Antonio Marano ha però investito tanto denaro sul Giro d’Italia e quindi sulla bicicletta (chi può dimenticare quanto lui ami questo sport e che sia stato protagonista anche di  cronoscalate importanti!). Quindi, italiani, non vi preoccupate, se siete ciclisti avrete ore e ore di televisione, se siete amanti della neve e dello sci, dovete pagare Sky per vedere le Olimpiadi. Insomma, è stato il trionfo del servizio pubblico. Lo sport per tutti e di tutti. Nell’intervista il dottor Marano si è arrampicato con il fiatone sui tornanti, per giustificare il non acquisto dei diritti. Certo, mancano sempre i soldi in Rai quando non si vuol produrre qualcosa, ma si trovano ingenti somme per fare quello che piace a qualcuno.

CANALI SPORTIVI – Basta ricordare la spesa folle di due canali sport che insieme non ottengono la media dell’uno per cento. Un pozzo di denaro buttato a cielo aperto, basterebbe chiudere un canale e stare più attento alle esigenze del servizio pubblico. Ma si dice che in questi giorni il dottor Marano sia leggermente deviato su temi più importanti: riuscirà a far diventare la sua segretaria Emanuela Chiesa dirigente? Affidare a lei una struttura della sua vicedirezione? Nella vita si sa uno deve decidere, fare delle scelte, e  forse l’esistenza quotidiana con i suoi crucci diventa primaria a scapito delle questioni più importanti che attengono al suo ruolo di vicedirettore generale (stipendio ben al di sopra dei trecento mila euro l’anno): quella ad esempio di rispettare tutti i telespettatori che pagano il canone e non vanno solo in bicicletta.

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