Rai Tv, comunque vada sarà un successo

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L’ex Ministro Brunetta, attuale Capo Gruppo alla Camera dei Deputati per il Pdl, ospite domenica 21 aprile all’Arena di Massimo Giletti ha avuto finalmente la sua massima soddisfazione dal servizio pubblico. Alla consueta domanda (ormai un tormentone) al conduttore di turno, in questo caso il bravo Giletti, “Quanto guadagna ?” il Massimo nazionale risponde “quattrocentomila euro l’anno…lorde”. Brunetta soddisfatto risponde: “Le fa onore, è l’unico conduttore (della tv italiana) che finalmente mi da una risposta”! L’ex Ministro ha il chiodo fisso, vorrebbe che il servizio pubblico su un apposito sito internet segnalasse i compensi di manager, impiegati, collaboratori, star televisive. In linea teorica sarebbe giusto e si potrebbe fare, ma in contemporanea si offrirebbero alla concorrenza, su un piatto d’argento, tutte le notizie che permetterebbero loro di strappare alla Rai con un euro in più (si fa per dire) in fase di trattativa personaggi strategici della programmazione quotidiana con grave danno per la Rai (avvantaggiando la concorrenza).

Un altro danno da non trascurare è causato da una sentenza del Tar che definisce la  Rai a tutti gli effetti un’azienda pubblica, e come tale tutti gli atti amministrativi, e le procedure che li determinano devono svolgersi nei tempi previsti dalle normative che determinano le aziende pubbliche. Tutto questo espone l’azienda ancora una volta al sorpasso da parte della concorrenza. Dovendo gestire appalti di qualsiasi genere come per un’azienda pubblica, “viale Mazzini” è costretta a scoprire i suoi palinsesti con sei mesi d’anticipo per attivare tutte le gare necessarie per metterlo in opera (dalle commissioni per la scenografia, alle gare d’appalto per gli strumenti visivi, o ai montaggi). In ultimo, si impedisce alla Rai di avere una velocità di azione che le permetterebbe (ad esempio su eventi particolari) di mettere su in “quattro e quattro otto” un trasmissioni, o un evento da tenere nascosto al grande concorrente Mediaset.

Nonostante tutti i tentativi di mettere in difficoltà la tv pubblica, Gubitosi va avanti per la sua strada. Ridimensiona settori, ne apre di nuovi, pensiona dirigenti che hanno maturato i contributi necessari, ne nomina di nuovi e ne assume dall’esterno. Tutto questo facendo finta che la Rai sia un’azienda normale e che tutti all’interno ed all’esterno tengano al suo successo, alla sua salute, ai tanti posti di lavoro (12.000 più l’indotto). E invece deve combattere i nemici fuori e dentro (quelli all’interno scatenano quelli fuori). In Rai nessuno vorrebbe andare in pensione, e di lasciare il posto ai giovani se ne fottono alla grande, e poi si alzano barricate per assunzioni esterne. La cantilena più in voga è “possibile che su dodicimila dipendenti non vi sia un dirigente per…. bisognava proprio assumere esterni?”.

La risposta è si, bisognava proprio! In un’azienda dove spesso le carriere sono state favorite solo grazie alla politica (senza alcuna competenza in alcuni casi) mancano alcune figure qualificate, e poi a volte è bene prendere manager veri di esperienza, che possano anche contaminare positivamente i settori dove lavorano creando una successione adeguata. Ad ogni modo per chi sogna il “pensionamento di Gubitosi” non c’è nessuna speranza. Napolitano la sua prima assicurazione, Amato la seconda. La terza: ciò che sta facendo, un lavoro sporco che nessuno ha mai voluto fare. Ve lo dicevamo che era meglio assumerlo a tempo indeterminato.

Carlo Brigante

 

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