Secondo rapporto 2019 su Robot, Intelligenza artificiale e lavoro in Italia

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Secondo rapporto 2019 su Robot, Intelligenza artificiale e lavoro in Italia

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L’AIDP, la principale associazione italiana per la direzione del personale e LabLaw, tra i principali studi giuslavoristici italiani, hanno promosso il secondo rapporto 2019 su Lavoro, Robot e Intelligenza artificiale in Italia a cura di Doxa. Il lavoro è stato presentato il 29 ottobre,  alla presenza di numerosi direttori del personale e relatori istituzionali e associativi.

L’introduzione è stata fatta da Isabella Covili Faggioli, Presidente AIDP ed il rapporto è stato presentato da Massimo Sumberesi, Head of Doxa Marketing Advice DOXA e Enrico Cazzulani, Segretario Generale AIDP

Vi hanno partecipato Luca Failla –  Giuslavorista, Avvocato e Co-Founder LabLaw, Pier Paolo Baretta – Sottosegretario al Ministero dell’Economia e Finanza, Cesare Damiano –  già Ministro del Lavoro , Gianfranco Chimirri – Direttore del personale Unilever , Giampiero Tuffilli – Direttore del personale ZTE

 

Il focus della ricerca era incentrato sul settore servizi e sulla percezione del processo di robotizzazione in atto da parte di cittadini e lavoratori.  La percezione risulta estremamente positiva, le persone sono informate e favorevoli perché vedono che le nuove tecnologie hanno portato a scoperte e risultati un tempo impensabili anche se viene evidenziata la necessità di leggi e normative per regolamentare la materia.

Il 43% degli intervistati ha già usato robot e/o sistemi di AI in casa o al lavoro ma i settori in cui si vede maggiore diffusione futura sono medicina, finanza, mobilità foodservices e viaggi/turismo.

Il maggior vantaggio visto è il risparmio di tempo seguito dal miglioramento nella qualità dei servizi e dal risparmio. I principali rischi sono la violazione della privacy e la rarefazione dei rapporti interpersonali.

Come si vede l’innovazione è vista come positiva ma ci sono alcuni risvolti che sono stati trattati benissimo dal panel di esperti presenti

Si E’ parlato di un cambio di paradigma con approccio culturale nuovo in cui solo il 12% delle imprese italiane imprese investe in AI e solo il  35% ha un investimento in budget. Gli esperti sono concordi nel dire che il saldo occupazionale sarà positivo, ma che il costo della  transizione sarà  alto.

Ci sarà una sfida sociale con un nuovo welfare che si va a infilare in un momento in cui ogni anziano è mantenuto da 1.5 lavoratori con un costo non più sostenibile. Il governo ha previsto 1 miliardo di investimenti ma ci vuole una cabina di regia per capire come investire.

Anche il quadro normativo deve essere cambiato perché il lavoro si è trasformato e le norme che regolano i rapporti datore di lavoro/lavoratore non sono più applicabili. Vedi ad esempio il concetto di numero di ore lavorate che con i nuovi mestieri, non può essere controllato perché lo smart working ha inserito un concetto di obiettivi che esce dalle dinamiche attuali. Il lavoratore sarà al centro di tutto.

Dice Cesare Damiano: anche la Business Roundtable (https://www.businessroundtable.org/business-roundtable-redefines-the-purpose-of-a-corporation-to-promote-an-economy-that-serves-all-americans) un un think tank di 200 Ceo nordamericani presieduto da Jamie Dimon, numero uno di JpMorgan Chase, dice prima i lavoratori a seguire  i clienti e poi gli azionisti. Rivoluzionando il vecchio paradigma che voleva gli azionisti prima di tutto.

Anche il ruolo del direttore del personale cambia perché l’intelligenza artificiale va a sostituire tutte quelle attività del  ripetitive del passato, lasciando la vera cura delle persone che hanno comunque bisogno del rapporto umano per migliorare le proprie competenze.

Il Direttore del personale di Unilever parla di formazione continua che viene fatta già da molto tempo e noi aggiungiamo che in uno degli eventi di Davos in collaborazione con The Economist, discuteva già di un concetto di piano strategico che dà origine a progetti/attività per cui si fa l’analisi delle competenze.

Poi queste competenze si cercano in azienda/si formano, oppure si individuano i persone dall’esterno da formare secondo le varie esigenze.

Un concetto interessante soprattutto per la capacità previsionale e la necessità di adattamento della formazione che cozza con sistemi granitici come i nostri.
Nella sostanza è l’intelligenza emotiva che va coltivata perché l’ intelligenza analitica sarà sostituita dalle macchine. Staremo a vedere.

 

Anna Maria Felici

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