Cinque al Rome Film Fest. Honey Boy, un rapporto fra padre e figlio segnato dalla stigma dell’alcolismo

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Honey Boy è il film USA  sul percorso  terapeutico di un   un giovane attore, che dalla burrascosa infanzia fino ai primi anni da adulto, lo vede lottare in tutti i modi per trovare una riconciliazione e un punto di incontro con il padre. Va sottolineato che la  sceneggiatura è dell’attore Shia LaBeouf che interpreta la parte del padre di Otis,  ispirandosi alle proprie esperienze personali.

I due Otis, quello dodicenne e quello adulto, sono magistralmente interpretati rispettivamente dal dolcissimo 

Noah Jupe e Lucas Hedges che si alternano nella storia che la regista Alma Har’el ci racconta. Otis promettente attore dodicenne che in età matura coronerà la sua carriere,  per evitare il carcere  finisce in un centro di recupero mentale dopo una serie di incidenti in stato di ebrezza.

La vicenda si svolge per lo più fra le mura della casa di cura e nell’ambiente degradato in cui il piccolo Otis è costretto a vivere con questo padre alcolista, figlio egli stesso di alcolisti, uscito dal carcere dopo un’accusa di stupro. 

Abbandonato dalla moglie, che comunque intrattiene rapporti con il piccolo Otis, il carattere squilibrato di questo padre  segnerà lo sviluppo futuro dell’adolescente che nel frattempo lo mantiene con i sodi del suo lavoro di attore in erba chiedendo in cambio solo amore da un padre che gliene vuole, ma non sa come esprimerlo perché lui stesso vittima di affetti famigliari negati.

La colpe dei padri ricadono sui figli? Il film non giudica ma resta il fatto  che Otis ormai uomo manifesta la sua sostanziale immaturità e le sue pulsioni distruttive e autodistruttive che lo porteranno sulla via, lui stesso, dell’alcolismo .

Inizia così il suo percorso “terapeutico” fra ricordi per lo più dolorosi accompagnati da sogni, fantasie e immagini, dove comunque la figura del padre, le sue storie  assurde, i suoi tentativi talora goffi di affetto, incombe mentre Otis cerca la chiave di lettura del suo passato e il perché del suo inquieto presente. Il tutto reso magnificamente sotto il profilo cinematografico con sequenze e primi piani talora commoventi. 

Un percorso tormentato quello di Otis, spesso scettico sulle terapie, ma che si conclude con un perdono liberatorio; “ ricordati che vieni da una generazione di alcolisti che soffriva senza sapere il perché e cercava sollievo bevendo” gli ha detto una volta il padre. Una evidente richiesta di perdono da parte di chi ha fatto soffrire certo, ma ha sofferto a sua volta per la devastante esperienza di una dipendenza che è patologia essa stessa.

Perdona a chi  è malato perché il suo inferno lo sta già   patendo, probabilmente questo è il messaggio di Honey Boy che si qualifica fra i migliori film della rassegna romana.

Lucignolo

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