I film di Cinque: Recensione di La vita invisibile di Euridice Gusmao di Karim Aïnouz

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La coproduzione brasiliano-tedesca A Vida Invisível de Eurídice Gusmão  ha vinto il premio Un Certain Regard al Festival di Cannes 2019. E’ un dramma ambientato negli anni ’50 e parla di due sorelle che si perdono di vista ma continuano a pensare l’una all’altra, a ricordare i momenti insieme,  ed è adattato dal romanzo del 2015 di Martha Batalha. Questo è il settimo film del regista brasiliano Karim Aïnouz. Il suo debutto, Madame Satã, fu proiettato al Certain Regard nel 2002, e altri suoi film hanno partecipato alla Quinzaine des Réalisateurs, a Venezia in Orizzonti e al Panorama della Berlinale.

Il regista voleva porre l’accento su  com’è stato vivere in un’epoca in cui non si poteva divorziare, in cui la rivoluzione sessuale non c’era ancora stata e non esisteva una pillola contraccettiva, ma in cui le donne vivevano già male le restrizioni della famiglia e la distruzione dei loro sogni. Tema universale questo  che era molto forte in Brasile,  soprattutto nel periodo post-bellico in cui c’erano valori conservativi profondi  riguardo alla famiglia.

La storia è raccontata attraverso le lettere che una delle due sorelle tenta di far recapitare all’altra dalla madre. Il padre l’ha cacciata di casa quando è tornata da una fuga d’amore, incinta e senza soldi, ma la madre ha tentato una sorta di difesa, soccombendo poi al marito dominatore. Eurídice (Carol Duarte) e Guida (Julia Stockler), sono quindi separate dalle circostanze, si parlano in sogno ma non si incontrano anche vivendo vicine. Guida, la maggiore di due anni, è ribelle e desidera che avvenga un cambiamento, mentre la diciottenne Eurídice  sogna  di diventare una pianista concertista. Entrambe sognano di vivere lontane dal padre dominante, un fornaio cattolico (António Fonseca): Eurídice vuole andare in un conservatorio a Vienna, e Guida vuole semplicemente andarsene. Guida scappa ed Euridice si sottomette al volere del padre poi del marito che tentano di farla diventare una casalinga che cura i figli e la cucina. Forse questo è familiare a molte donne che ancora oggi cercano di seguire i loro sogni combattendo contro barriere culturali e pregiudizi. Euridice vive solo quando suona e nella sua vita invisibile c’è la sorella. Guida trova una vera famiglia in una prostituta che la accoglie e la aiuta a crescere suo figlio. ‘La famiglia non è un’istituzione è amore’ dice e in questo amore porta avanti la sua vita continuando a raccontare tutto a sua sorella e raccontando a tutti che questa è una grande pianista che vive a Vienna e gira il mondo. Le lettere poi faranno scoprire a Euridice tutta la verità e la famiglia di sua sorella, purtroppo troppo tardi.

Alcune scene sono particolarmente dure a dimostrare quanto fosse difficile per una donna sottrarsi al suo ruolo di oggetto sessuale e fattrice, ed anche quanto a quei tempi la donna fosse ‘ignorante’ rispetto alla sua sessualità.

Le interpretazioni delle protagoniste femminili sono magnifiche, e c’è un valore aggiunto per i fan del cinema brasiliano con l’apparizione della leggendaria attrice brasiliana Fernanda Montenegro. È un racconto classico , un drammone lungo più di due ore, molto influenzato dalle  telenovelas brasiliane famose per il melodramma e le trame epiche, ma che riesce a non sfociare più di tanto nel sentimentalismo e con una ambientazione accurata e con una bellissima fotografia.

Un film da vedere.

 

Anna Maria Felici

 

Regista

Karim Aïnouz

Attori

Fernanda Montenegro, Carol Duarte, Gregório Duvivier, Cristina Pereira, Júlia Stockler, Flavio Bauraqui, Maria Manoella, Nikolas Antunes

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