Ama, i netturbini rimasti senza abiti da lavoro rinunciano al servizio

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Ama, i netturbini rimasti senza abiti da lavoro rinunciano al servizio

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Il Messaggero di oggi scrive  che “in seguito al nuovo appalto, i dispositivi di protezione individuale, cosiddetti Dpi”, risultano inadeguati”.

Infatti “i capi arrivati nelle sedi della municipalizzata- pantaloni, magliette, giacchetti – sono fuori misura”. Mentre “gli operatori che hanno ricevuto il numero giusto di divise sono stati pochi. Tutti gli altri hanno ricevuto il vestiario incompleto, in particolare hanno avuto solo due magliette e una sola divisa, mentre ne serve più di una per garantire il cambio quotidiano”. Soprattutto nel periodo estivo “quando il grande caldo rende necessari ricambi continui”. 

A questo problema  si è aggiunto quello  del lavaggio (lavandolo) per cui i dipendenti “o si tengono e si lavano da soli a casa le divise, o devono recarsi al lavoro indossando capi sporchi e intrisi di sudore. Oppure, come hanno fatto diversi operatori, fermarsi e non lavorare”. 

Di questa situazione di emergenza ha già scritto molte volte cinque quotidiano.it (link) e successivamente) spiegando che si trattava della gara dell’ottobre del 2017 per l’affidamento del servizio di noleggio, lavaggio, manutenzione, fornitura e logistica del vestiario per il personale Ama per un periodo di 48 mesi

Un appalto  originariamente di quasi 19 milioni di euro cui parteciparono le seguenti imprese: Adapta S.p.A (gruppo Innova) di Morabito operante a Pomezia; il raggruppamento temporaneo di impresa Alsco Italia S.r.l. (mandataria), So.Ge.Si S.p.A. (mandante) e il raggruppamento temporaneo di impresa Servizi Italia S.p.A. (mandataria) Ekolav S.r.l. (mandante).

Il 23 febbraio la gara veniva aggiudicata all’Adapta con un ribasso a 11 milioni (sic) contro quella di SERVIZI ITALIA EKOLAV di 13 milioni e quella del raggruppamento temporaneo di impresa ALSCO – SOGESI di 14 milioni.  

Non solo, Adapta ha sottoscritto il contratto con AMA che prevede l’attivazione del servizio a far data dal 1° agosto 2019, con consegna di tutto il materiale previsto e le dotazioni, capi estivi e invernali, per tutti gli operatori AMA, ma già in agosto l’azienda di Pomezi non aveva ancora fornito l’intera dotazione dei capi prevista,mentre ad agosto alcune sedi AMA lamentavano mancata consegna di armadietti e vestiario , al punto che gli operatori già a luglio denunciavano la difformità delle taglie e quindi l’impossibilità quegli abiti  con il rischio che in alcune zone i dipendenti erano in grado di espletare il loro servizio senza le divise da lavoro.  Infatti T  le operazioni di ritiro del materiale da parte del  precedente gestore della gara dovevano proseguire fino al giorno 3 agosto per recuperare anche il materiale estivo, ma quanto pare vanno con notevole rilento creando i presupposti di un contenzioso .

Ancora il 2 agosto scorso scrivevamo  (LEGGI QUI )  che questi ritardi si sarebbero aggravati tanto da aver già richiamato l’attenzione dei sindacati a tutela della salute dei lavoratori nel delicato settore ecologico. 

Il cambio di guardia recentemente avvenuto ai vertici di Ama   e  la nomina della nuova assessora all’ambiente Laura Fiorini, succeduta dopo 6 mesi dal dimissionamento della Montanari, fanno pensare che la situazione verrà seriamente presa in considerazione in un momento delicato per il futuro dell’azienda e dei suoi oltre 8.000 dipendenti, dei quali tanta parte quotidianamente operativi su strada.

Giuliano Longo

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