Rifiuti, Robilotta: «Ora serve il termovalorizzatore. Dopo che hanno chiuso Colleferro»

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«L’emergenza rifiuti, drammatica per come la stanno vivendo i cittadini, rischia di diventare una specie di teatrino per le dichiarazioni contraddittorie dei vertici delle istituzioni locali.

Zingaretti e la Raggi hanno sempre sostenuto all’unisono che non c’era bisogno a Roma di un termovalorizzatore, battendosi contro il decreto sblocca impianti del governo Renzi che nel Lazio ne prevede quattro.

La Raggi ha continuato a sostenere che Roma non ha bisogno neanche della discarica di servizio, mentre Zingaretti continuava a ripetere, sino all’altro giorno, che gli impianti del Lazio sono autosufficienti a ricevere tutti i rifiuti di Roma per risolvere l’emergenza.

La realtà, che si impone sempre rispetto a quelle che oggi si definiscono fake news, si è incaricata di smentire i due.

Infatti proprio durante i lavori del tavolo istituzionale per la presentazione dell’ordinanza del Presidente della Regione, che mette a disposizione dei rifiuti di Roma tutti gli impianti del Lazio, è emerso con forza che gli impianti non bastano.

Infatti l’Ama si sta organizzando di nuovo per portare i rifiuti all’Estero, in inceneritori in Svezia e in discariche in Bulgaria. Per questo il piano regionale annunciato dovrà prevedere nuovi impianti da costruire.

Ora viene fuori che servono anche i termovalorizzatori, termine proibito in questi ultimi anni nella nostra Regione e non solo.

Il neo consigliere operativo del cda Ama, Massimo Ranieri, di fresca nomina da parte della Raggi, dichiara, senza essere smentito dalla Sindaca, che Roma necessita di nuovi impianti per il trattamento meccanico biologico, di impianti di compostaggio, di un termovalorizzatore, caso mai fuori Roma, e di una discarica di servizio.

L’amministratore di Acea, Stefano Donnarumma, ha dichiarato che il termovalorizzatore di S. Vittore è assolutamente insufficiente a coprire il fabbisogno regionale, ma è impensabile pensare di ampliarlo ancora di più dal momento che è stata di recente costruita una nuova linea che porta l’impianto da un capacità iniziale pari a 250.000 t/a alle attuali 350.000 t/a.

L’amministratore Donnarumma sa bene che il fabbisogno di rifiuti da valorizzare è di oltre 800.000 tonnellate all’anno, così come è scritto nel decreto del governo Renzi, scritto dal Ministero dell’Ambiente calcolando la raccolta differenziata al 65%.

E che ci sia questa esigenza impiantistica emerge anche da una lettura attenta dell’audizione del Presidente della Regione nella commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti dello scorso 26 Giugno.

Zingaretti e l’assessore Valeriani pressati dalle domande dei commissari ammettano, neanche tanto a mezza bocca, che il termovalorizzatore di S. Vittore potrebbe risultare insufficiente rispetto al fabbisogno regionale e si potrebbe porre il problema di un suo ampliamento. Ma come scritto sopra l’ad di Acea esclude che l’impianto si possa ampliare di più.

Una chicca poi è la dichiarazione della dirigente Tosini che a domanda dell’on.le Zolezzi, sulla possibilità della Regione di adottare provvedimenti in base all’articolo 191 del decreto ambiente, dopo le presa di posizione delle Asl, risponde che le ordinanze ex articolo 191 sono di competenze del Sindaco.

Peccato che solo qualche giorno dopo il Presidente della Regione abbia sottoscritto l’ordinanza proprio in base all’art. 191.

E’ paradossale che Zingaretti dica in audizione che la crisi di fatto è stata provocata dall’aver chiuso la discarica di Malagrotta senza un aver trovato un sito alternativo, pensando di poter risolvere il problema attraverso l’export dei rifiuti, quando proprio lui da Presidente di Regione poteva opporsi e non lo fece.

Come è paradossale che oggi si ammette che servono impianti quando questi c’erano o erano autorizzati dal piano regionale in vigore.

Rispetto agli impianti di trattamento meccanico biologico riportati nell’ordinanza regionale del 5 Luglio mancano quelli di Bracciano, di Borgo Montello e di Colleferro, che non sono mai stati costruiti. Ma c’è quello di Guidonia che è pronto e che potrebbe essere aperto in breve tempo.

Rispetto agli impianti di Termovalorizzazione Zingaretti ha cancellato dal piano l’impianto di Albano, facendo scadere l’Aia, ha chiuso l’impianto di Colleferro, di proprietà regionale, e non vede che a Malagrotta c’è il Gassificatore di Malagrotta.

Nel leggere il resoconto dell’audizione mi sono profondamente indignato per le motivazioni date dal Presidente della Regione per la chiusura dell’impianto di Colleferro. Zingaretti ha detto che l’impianto era vetusto, che sarebbe stato troppo costoso fare il revamping per cui è stato meglio chiuderlo. Per aggiungere subito dopo che la decisone ha trovato un ampio consenso tra la popolazione locale.

Peccato nessuno gli abbia contestato che invece la Regione il revamping lo avesse deliberato, investito alcuni milioni pubblici per comprare le caldaie che non sono potute mai arrivare all’interno dell’impianto per la protesta locale che bloccava l’ingressi dei camion. La realtà è che la motivazione vera è stata quella di lisciare il pelo alla protesta.

Bene ora mi chiedo ma con che faccia si può dire che abbiamo bisogno del termovalorizzatore quando quello che c’era è stato chiuso?»

Donato Robilotta

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