Giulia Bongiorno in pole position per la presidenza del Lazio in caso di elezioni anticipate. Il partito della Meloni e il caso Pirozzi

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Se la conquista di Roma è ormai nel mirino di Matteo Salvini che vorrebbe espugnarla nel 2021, non è detto che si stia brigando anche per suggellare la forza della nuova Lega nazionale e strappare il Lazio al Pd, una delle poche regioni rosse insieme a Emilia Romagna, Campania, Puglia e Umbria, qui con ottime possibilità di successo dopo le dimissioni della presidente Marini. 

Nel Lazio la Lega ha sfondato anche  nella più recente tornata amministrativa e alle Europee anche se,  dalle nostre parti,  la partita non è così semplice perché solo se si arriverà alle politiche anticipate Zingaretti, ormai capo più o meno indiscusso del Pd, potrebbe dimettersi. 

Per ora  l’attuale maggioranza, con “responsabili” o senza,  regge magari con l’aiutino  dei 5stelle che , fra un mal di pancia e l’altro,  una mano gliela danno. 

Insomma mentre in molti alla Pisana intrecciano le dita scaramanticamente, il partito di Salvini che da Forza Italia e Fratelli ha succhiato voti a più non posso, un suo disegno ce l’ha, mentore il  pontino sottosegretario Durigon che guida la danza . 

Nè mancherebbe un leader che potrebbe sbaragliare la sinistra e i grillini in caso di voto anticipato e rinuncia di Nicola alla guida della Regione.

Circola voce, negli ambienti bene informati, che a quella poltrona aspirerebbe la senatrice avv. Giulia Bongiorno attuale ministro per la Pubblica Amministrazione, che potrebbe mettere assieme le varie anime della destra laziale più o meno moderata, ma soprattutto portare il partito di Salvini sul podio di primo arrivato, almeno a leggere i risultati delle recenti elezioni europee.

D’altra parte Giulia non è nuova alla competizione nel Lazio. Qualcuno ricorderà la sua corsa alle  regionali del 2013 quando si candidò  alla carica di Presidente con una sua lista che federava Udc  e Futuro e Libertà  di Gianfranco Fini, senza superare  la soglia di sbarramento e portando a casa il 4,73% dei voti con due seggi alla Pisana, senza candidarsi a capo della sua lista come invece fece Pirozzi lo scorso anno che così si salvò il seggio.

Sempre restando sul terreno delle ipotesi e delle notizie raccolte, la scelta della ex centrista  Bongiorno non dispiacerebbe nemmeno a Giorgia Meloni che difficilmente si ripresenterebbe alle comunali di Roma del 2021 ormai proiettata,  con i suoi Fratelli, verso ben altre ambizioni ministeriali e di governo come alleata stampella di Salvini. 

Lui al momento frena le aspirazioni goderecce  di Giorgia per una crisi di governo anticipata e successive elezioni e vuole correre da solo con i lupi senza alleanze imbarazzanti. Prima vinco e poi si vedrà. 

Certo a Roma e nel Lazio i Fratelli sono ancora forti nonostante le numerose trasmigrazioni di suoi esponenti verso la Lega  soprattutto nel sud Pontino, ma FdI è ben lontana da alcune percentuali bulgare ottenute da Salvini.

Una cosa è certa, alla Pisana i FdI tengono (apparentemente) una linea di dura opposizione a Zingaretti.  Attualmente fanno parte del gruppo dei Fratelli  alla Pisana 3 consiglieri: Chiara Colosimo Fabrizio Ghera e Giancarlo Righini cui  si è aggiunto Sergio Pirozzi che abbandonato (sempre apparentemente) lo Scarpone, ha aderito poco tempo fa ai Fratelli sedendo fra loro nell’emiciclo del Consiglio. 

In questo modo il partito di Giorgia eredita anche una commissione, quella dei grandi rischi presieduta da Pirozzi ch gli fu cucita addosso giusto giuso dopo la sconfitta del centro destra,  consentendogli comportamenti in aula che talora hanno aiutato Zingaretti a mantenere la sua maggioranza.

Resta il Fatto che ad inizio della legislatura regionale i Fratelli rifiutarono la presidenza di qualsiasi commissione e oggi che l’hanno ereditata, che faranno? Chiederanno le dimissioni di  Pirozzi? 

Difficile a credersi perché attorno alla presidenza di ogni commissione, in quel della Pisana ruota un discreto numero di collaboratori per lo più premiati per fedeltà che non assunti per reali necessità.

Insomma, quale posticino potrebbe liberarsi anche per gli amici degli incorruttibili Fratelli d’Italia magari con qualche rinuncia di Pirozzi il quale (per contratto) difficilmente potrà liberarsi  del suo capo segreteria, quel Roberto Buonasorte già fedelissimo di Storace,  nato in Svizzera, ma con licenza di scuola media inferiore, che peraltro già gode del vitalizio come ex consigliere de La Destra.

Rebus sic stantibus l’ex sindaco di Amatrice si mantiene la sua commissione e anche il suo gruppo dello Scarpone pur avendo aderito ufficialmente al partito della Meloni, senza  rischiare nulla in termini di benefici. 

Giuliano Longo

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