Alla neopresidente di Ama, Luisa Melara, occorre un anno per uscire dalla crisi dei rifiuti

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Stamane si addensano nuvoloni sul cielo di Roma che preludono al temporale, ma il temporale è già esploso per Ama e ci lascia per strada 1.000 tonnellate di monnezza maleodorante, mentre il Codacons ritira sub condicione una denuncia alla Procura per i rischi sanitari paventati anche dai medici.

Se nel frattempo manca ancora un assessore (ma le deleghe alla monnezza le tiene la Raggi, il che non è proprio una garanzia) è fresco di nomina il nuovo cda che prende in mano il manico, non della scopa, ma della società con i soliti buoni intendimenti e le ricette che ad ogni cambio della guardia vengono rispolverate. 

Ben venga allora l’intervista rilasciata a Repubblica alla  presidente di Ama Luisa Melara avvocatessa romana in diritto societario, bancario e commerciale ed esperta  nella gestione dei bilanci, la quale immediatamente ci spiega di non essere interessata ai 150 mila euro anno di emolumento che guadagnerebbe in un mese con la sua professione (beata lei).

Ma veniamo al sodo fuori dalle fumisterie quali »riportare l’azienda in condizioni di normalità» lavorando  a «una programmazione a medio e lungo termine» e vediamo le proposte operative.

Intanto la presidente ci dice che per uscire da questa crisi ci vuole almeno un anno, magari a ridosso delle prossime elezioni comunali previste nel 2021.

Poi passa la palla a un altro membro del cda, il consigliere Massimo Panieri che  dirige un’azienda di rifiuti a Lanciano, in Abruzzo e ha le deleghe sulla gestione del servizio. 

La prima stupefacente novità comunicata a tout le monde è che verrà chiesto alla Colari (ancora di Cerroni recentemente assolto dall’associazione a delinquere, ma commissariata) di liberare altri spazi nei suoi due impianti  di tmb, ovviamente non prima dell’autunno visto che attualmente funzionano a scartamento ridotto per lavori di manutenzione. 

Lo stesso verrà chiesto alla Rida di Aprilia che comunque per bocca del suo patron, Fabio Altissimi, ha già chiesto garanzie.  

Poi, tanto per cambiare visto che da noi gli impianti scarseggiano da almeno 10 anni, verrà chiesto aiuto alla  Regione Lazio per stringere contratti con altri gestori fuori dei confini del Lazio, anche se già migliaia di tonnellate vengono esportate al nord e allegramente bruciate per produrre energia. 

Insomma, e qui è la scoperta dell’acqua calda, per l’avv. Melara  «Roma si trova in queste condizioni perché mancano gli impianti. Impianti di ogni tipo, di selezione del materiale per i rifiuti differenziati, di trattamento e di smaltimento per gli indifferenziati, che hanno bisogno di essere lavorati e trasformati in cdr, combustibile da rifiuti, e in scarti per essere avviati i primi ai termovalorizzatori, i secondi nelle discariche di servizio». 

Afferma l’avvocatessa che si guarda bene dal percorrere il terreno (politicamente) minato dei 3 impianti di combustione necessari nel Lazio (e magari uno appena fuori dal GRA) come già individuato dal precedete governo e oggi da Salvini, dopo la chiusura di quello di Colleferro e l’unico di Acea rimasto in attività a san Vittore.

Lasciamo perdere le solite filippiche su «un’assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori coinvolti» magari anche della Sindaca oltre che ovviamente da parte di Zingaretti che da tempo invita la Raggi ad indicare i territori dove localizzare gli impianti.

Soprassediamo anche sulla mancata approvazione del bilancio 2017 che espone Ama al concordato preventivo come è successo per Atac e veniamo alle buone intenzioni  

«II cittadino – prosegue la neo presidente- deve essere messo in condizione di conferire correttamente i rifiuti. Se uno deve liberarsi di un materasso e gli operatori non arrivano mai perché sono impegnati a svolgere altri servizi, lui si sente legittimato ad abbandonarlo accanto ad un cassonetto» anche perché «i centri di raccolta sono troppo pochi».

Anche il personale non abbonderebbe se i sindacati chiedono 400 assunzioni, ma qui la presidente svicola e fa sapere «abbiamo cominciato a ragionarne, insieme alla turnazione del lavoro domenicale».

Infine, ecco la novità, una grande campagna di educazione civica nelle scuole «un programma di formazione perché i ragazzi si trasformino nelle sentinelle di Greta. Anche loro potrebbero contribuire al controllo del territorio».

E meno male che Greta c’è, per le “sentinelle” vedremo.

Giuliano Longo

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