Una maratona di ottimo teatro: Napoli 20 giugno Angels in America

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Una vera e propria maratona in due tempi quella che ci aspettava al teatro Politeama di Napoli per il Napoli teatro Festival.

Il pezzo di Tony Kushner, autore ebreo, Angels in America: A Gay Fantasia on National Themes, pluripremiata in tutti gli Stati Uniti d’America, e che gli è valsa anche un Premio Pulitzer nel 1993, è tornata nella scrittura di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani. Inutile dire che i due registi non ci hanno mai deluso, ma questa volta la quantità di temi, la trasposizione scenica e la durata hanno superato le nostre aspettative. Una maratona per noi e per gli attori perché il pezzo è stato diviso in due parti Si avvicina il Millennio ((durata 3h e 40’) e Perestroika (durata 2h 55’) con un intervallo di 1 ora durante il quale è stato offerto un buffet.

Il pezzo è stato portato alla tv anche per una miniserie ed inizia nel 1985 con un funerale ebreo della nonna di uno dei protagonisti, Luis Ironson (Marco de Gaudio), ebreo scettico ed è dominato dal tema dell’AIDS che colpisce Prior il protagonista, un arredatore fallito scelto come Il Profeta: nell’ultima scena della prima parte un angelo (Sara Borsarelli) sfonda una parete e appare a Prior, solo e malato e gli annuncia che e stato scelto come profeta per un mondo che sta andando a catafascio..

Anche Roy   M.   Cohn   (Elio   De   Capitani),   avvocato   e   potente   faccendiere   repubblicano ultraconservatore, viene colpito dalla malattia e finisce in ospedale portandosi dietro la sua prosopopea e i suoi atteggiamenti da boss super impegnato. II suo personaggio e   basato   sulla   biografia   del   defunto   consigliere   del   senatore   Joseph McCarthy, famoso per avere ottenuto negli anni Cinquanta la condanna a morte di Julius ed Ethel Rosenberg per reato di spionaggio, nonostante un’ondata di proteste si fosse levata in loro difesa da tutto ii mondo. L’avvocato viene radiato dall’ordine e riceve in ospedale prima di morire la visita di Ethel Rosenberg (Cristina Crippa) che non riesce a perdonarlo ma che, quando lo vede disperato, lo consola con una ninna nanna yiddish. Tema che viene ripreso alla sua morte quando a Luis, ex compagno di Prior viene chiesto di recitare il Kaddish, cosa che riesce a fare solo perché Ethel glielo detta.

Roy, sapendo già di essere ammalato, non si ferma nella sua sete di potere, e  propone al capo cancelliere Joe Pitt (Giusto Cucchiarini) un posto a Washington nell’amministrazione del Governo federale, in modo da potere avere un fedelissimo all’interno. . Joe è mormone praticante e devoto, una velata, sposato con Harper (Giulia Viana), sofferente di varie fobie e dipendente da Valium, che trascorre le giornate tra sogni e allucinazioni. Tra i suoi compagni immaginari   si   materializzano   Mr.   Bugia,   agente   di   viaggio   e, -per   una   misteriosa coincidenza, Prior Walter.

Nei bagni della Corte d’Appello Luis incontra casualmente Louis e tra i due nasce una relazione. Hannah Pitt (Ida Marinelli), madre di Joe, a cui il figlio fa coming out si trasferisce da Salt Lake City a New York per stare vicino al figlio e alla nuora in crisi e trova lavoro come volontaria al centro dei mormoni dove incontra Prior che si sente male. Lo porta all’ospedale e resta con lui. Durante la notte lei e Prior hanno la visione di un angelo terrificante che indica al giovane una scala verso il cielo e fa capire alla donna la situazione del figlio. Prior non accetta di restare in cielo perché dovrebbe accettare di non ribellarsi più e di scegliere la morte, e torna tra i vivi con la sua malattia che, anche se sembra senza speranza, almeno uno spiraglio di vita futura gliela dà. La speranza e la comunità tra le persone è il tema più forte che lo salverà perché

Belize (Alessandro Lussiana), ex travestito ed ex amante di Prior, che è l’infermiere che in ospedale si prende cura sia di Prior che di Roy, fa da tramite tra i due cercando di salvare il suo amico a spese del faccendiere.

La seconda parte inizia con l’inno russo e l’introduzione del tema della Perestroika e il balletto tra i protagonisti si fa più intenso coinvolgendo le coppie nuove e vecchie insieme in scena intervallate da scene dall’ospedale. La rappresentazione si è aperta con un funerale ebraico della nonna di Luiss, passa attraverso vari personaggi che interpretano le contraddizioni dell’America, i Mormoni, i gay, i faccendieri, l’orgoglio americano che non riesce ad accettare la malattia (il primo gay pride è del 1989). De Capitani, in un’interpretazione formidabile, premiata con un Ubu, è Roy Cohn. “Personaggio reale, ma sembra scritto apposta per incarnare il volto feroce e subdolo della destra americana — racconta — Cohn è omosessuale però omofobo; repubblicano ma iscritto tra i democratici; ebreo e un po’ antisemita”. I dialoghi frizzanti e spesso comici, la scena mobile che fa da contorno alla rappresentazione con luci, musiche mai banali, i video di Francesco Frongia che spostano la scena nello spazio fanno attraggono o spettatore e lo coinvolgono emozionalmente. Gli attori sono bravissimi. Applausi dal pubblico purtroppo scarso.

Anna Maria Felici

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