Casamonica, a Roma 2 arresti della polizia per estorsione e rapina

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Casamonica

Due persone sono state arrestate questa mattina dalla Polizia di Stato a Roma per estorsione e rapina aggravate dal metodo mafioso e dall’uso di un’arma. Si tratta di persone ritenute legate direttamente e indirettamente al clan Casamonica. Gli arresti sono stati eseguiti da personale della Squadra Mobile di Roma e del Commissariato “Viminale”, in esecuzione a un’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Roma, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia presso la locale procura della Repubblica. Si tratta di Guido Casamonica
71 anni, pluripregiudicato per reati contro la persona e il patrimonio, sottoposto al regime della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel Comune di Roma e prescrizione del divieto di allontanarsi dalla propria abitazione nelle ore notturne, e di Luana Caracciolo, 34 anni, residente a Roma, attualmente sottoposta al regime carcerario per reati analoghi.
Le indagini, avviate dopo la denuncia di un cittadino di nazionalita’ egiziana il 9 febbraio presso il Commissariato “Viminale”, hanno consentito di “far emergere ancora una volta la capacita’ d’intimidazione del clan Casamonica – dice il comunicato della Questuira – esternata attraverso concreti atti di minaccia e di violenza”.

A ottobre scorso l’egiziano, alla ricerca di un appartamento da affittare in via Michele Migliarini, era entrato casualmente in contatto con Luana Caracciolo alla quale chiedeva se fosse a conoscenza della presenza di abitazioni da locare ubicate in quella stessa via.
La donna nella circostanza mostrava alcuni appartamenti siti all’interno della villa dove viveva che pero’ non venivano presi in considerazione dall’interlocutore in quanto troppo grandi e costosi, proponendogli quindi altre unita’ immobiliari, poco distanti, che erano nella disponibilita’ della cognata. A seguito di una serie di contatti intercorsi con la cognata della Caracciolo, l’egiziano visionava alcuni appartamenti ubicati all’interno di un comprensorio in via Marchetti Longhi, scegliendo l’abitazione per la quale era previsto un canone pari a 450 euro. Raggiunto l’accordo, l’uomo prelevava la somma di 200 euro da uno sportello bancomat nelle vicinanze e la consegnava alla “locatrice” a titolo di caparra, ricevendo una scrittura privata da utilizzare per il cambio di residenza. Il denunciante poi, nei giorni successivi, versava ulteriori 700 euro ad integrazione delle due mensilita’ da lasciare come acconto. Recatosi al Comune per trasferire la propria residenza, l’egiziano constatava pero’ l’inutilita’ del documento rilasciatogli, perche’ occorreva invece un modulo da compilare con l’indicazione del proprietario dell’immobile da consegnare all’Agenzia delle Entrate. Compilato tale modulo, l’uomo apprendeva che l’abitazione presa in locazione non risultava censita. A questo punto la cognata della Caracciolo proponeva di trasferire la residenza presso l’abitazione ove la stessa viveva con il padre Guido Casamonica, il fratello Diego e la convivente di quest’ultimo – ovvero la Caracciolo -, facendo sottoscrivere alla vittima dei nuovi documenti. Anche in questo caso, tuttavia, il Comune non autorizzava il trasferimento in quanto l’immobile indicato dalla vittima non risultava regolarmente accatastato.

Data l’impossibilita’ di effettuare il cambio di residenza l’egiziano decideva di annullare l’accordo economico, chiedendo la restituzione del denaro versato per anticipare le mensilita’ del canone di locazione. Da quel momento, tra il denunciante, la Caracciolo e la cognata di quest’ultima intercorrevano una serie di contatti telefonici attraverso i quali le due donne inizialmente avevano cercato di temporeggiare per poi “consigliare” all’uomo di rivolgersi a un avvocato. In particolare, Caracciolo, data l’insistenza, ribadiva al cittadino egiziano di adire le vie legali “invitandolo” tuttavia ad andare a casa sua per parlare della situazione. Il 9 febbraio il cittadino egiziano si presentava senza preavviso presso la villa in via Migliarini per discutere della restituzione del denaro anticipato per i canoni di locazione. In tale circostanza, l’uomo, minacciato con una pistola da Guido Casamonica mentre la Caracciolo interveniva sferrando violenti schiaffi sul capo, veniva costretto a rinunciare alla giusta pretesa risarcitoria. Contestualmente, i due “persistendo nella loro condotta violenta e intimidatoria, obbligavano la persona offesa a consegnare la somma in contanti di 700 euro, custodita all’interno della sua giacca”.
L’approfondita attivita’ investigativa – supportata da riscontri documentali e testimoniali – ha consentito di accertare la veridicita’ delle dichiarazioni rese dalla persona offesa e di fornire all’autorita’ giudiziaria un grave quadro indiziario in merito ai reati contestati, “caratterizzati da condotte che evocano la forza intimidatrice tipica dell’agire mafioso. Gli arrestati hanno infatti lucidamente posto in essere una violenta azione di prevaricazione, certi dell’impunita’ derivante dal silenzio omertoso della vittima e di eventuali soggetti testimoni”.

Condizione che tuttavia in tale circostanza non si e’ verificata “solo perche’ – dice ancora il comunicato – la vittima, essendo cittadino straniero, non conosceva lo spessore criminale della famiglia nella quale si era imbattuto, salvo poi manifestare vivo terrore appena compreso chi fossero i soggetti con cui si era confrontato”.
L’uomo, infatti, poche ore dopo la verbalizzazione, “temendo ritorsioni per la caratura mafiosa dei responsabili dei fatti si presentava nuovamente presso il Commissariato Viminale chiedendo di poter ritirare la denuncia”.
Nel comunicato e’ detto quindi che “proprio la forza intimidatrice su cui fanno leva gli appartenenti al clan Casamonica, permette loro di attuare condotte di sopraffazione tali da sottomettere i soggetti con cui interagiscono alle loro volonta’, creando uno stato permanente di timore che, a sua volta, genera un’omerta’ tale da rendere abitualmente impunite le loro prepotenze. I fatti accaduti non sono frutto di occasionalita’, ma sono un chiaro e indicativo fenomeno di predominio sul territorio, che consente ai Casamonica di affermarsi attraverso condotte sistematiche di violenza e intimidazione, mostrando una spiccata propensione criminale”.
Viene ricordato che “anche l’attivita’ investigativa condotta in occasione della nota e triste vicenda del Roxy Bar, verificatasi il 1 aprile 2018, ha posto in chiara evidenza comportamenti idonei a esercitare sui soggetti passivi quella particolare coartazione e quella conseguente intimidazione che sono proprie delle organizzazioni di stampo mafioso, consentendo per la prima volta la contestazione dell’aggravante del metodo mafioso nei confronti di appartenenti alla famiglia Casamonica”.

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