Così la nuova associazione di Grillo e Casaleggio potrebbe perdere lo storico simbolo (INTERVISTA ESCLUSIVA)

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Il Tribunale di Genova (come da documento in nostro possesso) ha nominato venerdì 12 gennaio, a seguito del ricorso presentato il 10, il curatore della controversia nata tra 30 storici associati 5 Stelle del 2009 e la “nuova” associazione fondata da Grillo e Casaleggio junior lo scorso dicembre.

In ballo la proprietà dello storico marchio dei 5 stelle e del sito movimentocinquestelle.it. Il grimaldello legale è il conflitto d’interessi imputato a Grillo nel ricorso. Se riconosciuto in sede legale, il conflitto d’interessi potrebbe estromettere Grillo dalla prima associazione e affermare il principio che la proprietà dei marchi deve rimanere all’associazione costituita nel 2009. 

L’annuncio è stato dato nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta a via Tirone dove era la sede del comitato elettorale di Raggi, che è di proprietà di una società che fa capo a Francesco Sanvitto, uno dei ricorrenti. L’architetto

Sanvitto è stato anche il coordinatore del tavolo urbanistica e di tutti i tavoli del M5S in campagna elettorale ed è stato successivamente p epurato

 Abbiamo chiesto un parere, non solo sul ricorso, ad uno dei ricorrenti. 

 Roberto Motta. Motta è stato il primo in Italia dei 5Stelle espulsi ad organizzare ed impugnare la decisione presso la III sez. del Tribunale Civile di Roma dopo l’espulsione di febbraio 2016 e reintegrato dal giudice il 12 aprile 2016. E’ stato anche collaboratore personale di Roberta Lombardi fino all’espulsione.

“Collaboratore con puro movente ideale – precisa Motta-  cosi come lo sono stato prima di lei con l’amico Adriano Zaccagnini il coraggioso portavoce che dopo aver contestato Grillo in assemblea aveva chiesto le famose pubbliche dimissioni all’intoccabile Lombardi, dopo di che se andò via dal m5s denunciando la totale assenza di democrazia interna”.

Movente ideale?

“Ha compreso bene. Gratis”

Ma i collaboratori non hanno un contratto?

“Certo. Anche a me venne fatta la proposta di formalizzare il rapporto di collaborazione. Tuttavia le mie competenze ed il rilievo politico interno notoriamente non talebano mi obbligavano ad una collaborazione paritetica e non subordinata con contratto a termine.

Aggiungo che avendo, grazie a Dio, un lavoro a tempo indeterminato pregai di rivolgere le risorse a chi, purtroppo, ne avesse davvero bisogno.

Anche la Lombardi si è dichiarata competente in un suo video recente 

La sua ironia è inarrivabile… Una dote rara la sua capacità di credere all’inverosimile.

Ci crede talmente tanto da negare persino a se stessa l’ irresponsabilità politica assunta per esempio nella vicenda Almaviva”.

Poi l’espulsione?

“No, poi la candidatura al CdR, dopo l’espulsione”.

Che il giudice ha dichiarato illeggittima. Poi lo stesso Grillo l’ha reintegrata a prescindere dal dispositivo di merito.

“Forse tentava di evitare proprio il dispositivo di merito (lite temeraria e validità del Regolamento) eludendo una transazione amichevole direttamente con il sottoscritto”.

Allora due associazioni ora la nuova terza associazione

“Non è possibile, come hanno fatto Grillo e Casaleggio, trasformare un’associazione in un’altra e trasportarvi d’autorità gli associati della prima, è un limite normativo, giuridico. Lo ha spiegato bene anche il nostro avvocato intervistato in settimana da Rai Radio1 e nella conferenza stampa di sabato 13 a Roma. Riconoscere la fondatezza delle nostre richieste ci pare un atto dovuto”.

Per favorire i nostri lettori cerchiamo di mettere ordine. Grillo e Casaleggio hanno appena costituito una terza associazione dove il simbolo e il nome sono quelli della prima fondata nel 2009 (la seconda del 2012 era stata creata per permettere la presentazione delle liste alle legislative del 2013). Gli associati della prima ora, che non hanno alcuna intenzione di trasferirsi in quest’ultima associazione, hanno presentato il ricorso, immediatamente recepito con dispositivo del 12 gennaio che ha nominato il curatore, primo passo per emettere un giudizio in merito alle richieste avanzate. Sintetizzando: se la prima associazione è viva e vegeta (i casi in cui un’associazione si estingue sono tre e nessuno di questi si è presentato) e gli associati e il suo marchio sono ancora lì, essi non possono in alcun modo essere “travasati” nell’altra.

In gioco, in ogni caso, c’è anche altro, ad esempio il vincolo di mandato. Ma questa è un’altra storia, vero Roberto?

“Il tema vero, per il quale mi batto da anni, che dovrebbe schierare tutti dalla stessa parte, non è il vincolo di mandato ma la totale mancanza di una cristallina legge sulla democrazia interna ai partiti, movimenti, sindacati e associazioni. Interessante scoprire che proprio coloro che accusano il m5s di gestione dittatoriale abusano come e più di Grillo della mancanza di una legge che imponga le regole di vera democrazia interna ai partiti, ai Movimenti, ai sindacati e alle Associazioni. I partiti, quindi, concorrono alla formazione e manifestazione della volontà popolare (analogamente vale per i sindacati in relazione alla libera e democratica partecipazione dei lavoratori nei luoghi di lavoro, e sono strumento fondamentale per la partecipazione politica e democratica. Ma ciascuna delle odierne democrazie rappresentative prevede che il popolo possa esercitare la propria sovranità mediante il raccordo tra Democrazia e Rappresentanza nella Politica o nei luoghi di lavoro. Un raccordo negato alla sovranità popolare essendo totalmente mancante una normativa di attuazione del dettato Costituzionale. Addirittura contraria nella ratio pensando all’art. 19 dello statuto dei lavoratori. Democrazia e Rappresentanza nella Politica o nei luoghi di lavoro hanno bisogno di un raccordo che diviene automatico solo con l’applicazione di una dettagliata norma di legge che giace da anni in un Parlamento contrario, unito dalla comune preoccupazione di continuare a garantirsi rendite di posizione. Senza una legge che obblighi partiti, movimenti sindacati e associazioni a regole interne democratiche mai nulla potrà cambiare in questo Paese”.

In effetti è un dettato “Trattasi dell’art 49 della Costituzione. 

” Certo perché così si rende la democrazia finalmente impermeabile ai furbi e prevaricatori. In altri termini le minoranze vanno riconosciute e non espulse. Ad esse spettano ruoli apicali degli organi di vigilanza e controllo nonché la libertà di espressione mediante l’assegnazione di quota parte delle risorse che consente autonomia di determinazione ed una consapevole possibilità di nuova rinnovata meritocrazia nell’alternanza interna e nel Paese tutto”.

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