Marra da fecondo spermatozoo a tossina dei 5stelle

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C’è qualcosa di opaco nella vittoria di Virginia Raggi, certo non per il consenso plebiscitario che ha raccolto, ma per come  è arrivata alle vette del Campidoglio e con chi. Parliamo della vicenda Marra, dirottato dalla carica di vice capo di gabinetto a dirigente del personale e di Romeo, modesto funzionario assurto a segretario della sindaca.
In merito alla liason fra i due il 3 settembre scorso pubblicammo un articolo ititolato “Attenti a quei due” sulla scorta di una serie di approfondimenti sulla figura di Raffaele Marra, uomo dai numerosi volti e dalle tante bandiere, di cui questa testata cominciò a parlare già nel 2010.

MARRA E I RAPPORTI CON L’IMMOBILIARISTA

Ma ci voleva un articolo di Emiliano Fittipaldi sull’Espresso per adombrare un rapporto fra l’ex finanziere Marra e Sergio Scarpellini noto immobiliarista romano. Secondo quanto scrive il settimanale  Marra nel 2010 ha acquistato da una società di Scarpellini un lussuoso attico ottenendo uno sconto di quasi mezzo milione di euro rispetto ai prezzi di mercato. Nulla di penalmente rilevate se non fosse, scrive Fittipaldi che «la compravendita di Marra fu perfezionata, tra l’altro, quando il dirigente era seduto – grazie agli eccellenti rapporti con l’ex sindaco Gianni Alemanno – sulla poltrona di direttore dell’Ufficio delle Politiche abitative del Comune di Roma e su quella, strategica, di capo del dipartimento del Patrimonio e della Casa, la prima ottenuta nel giugno del 2008 e la seconda a fine 2009».
Da qui ad adombrare l’illecito ce ne passa, semmai c’è da rilevare che gli stipendi da dirigente debbono fruttare molto bene se, a quanto ci risulta, Marra ottiene la qualifica solo nel 2006 quando Alemanno era ministro delle politiche agricole e Panzironi suo amico alle razze equine dell’Unire. Ma fare i conti in tasca a chicchessia è sempre complicato.

IL PRIMO ADDIO AL CAMPIDOGLIO

Tanto più che l’ex finanziere Raffaele proprio l’anno prima lascia il Patrimonio perché schifato (dice lui) da quanto succedeva e pure minacciato anche dai comitati degli occupanti di casa, capeggiati anche da alcuni camerati che non avrebbero visto di buon occhio le sue politiche per l’emergenza abitativa. Il che gli farebbe onore, visto che di quella scandalosa situazione di appartamenti da criceti pagati anche 3.000 euro al mese a immobiliaristi privati per alloggiare gli sfrattati, fummo fra i primi a sollevare lo scandalo in tempi non sospetti. E’ anche vero che ormai le etichette politiche contano come il due di briscola, ma certamente Marra non può negare la sua appartenenza a quel mondo della destra che lo ha portato a passare da portaborse di Alemanno ministro a dirigente capitolino. Tant’è vero che, sotto minaccia o meno, dopo aver lasciato il Comune trova immediatamente posto alla Rai governata dall’allora direttore generale Mauro Masi in quota al centro destra.  Incarico ben pagato nel quale non deve aver brillato, se Masi gli suggerisce di cambiare aria dopo 10 mesi, previa sostanziosa buonuscita. Transfuga dalla Rai viene accolto da Renata Polverini per le sue doti professionali, come la stessa ha recentemente ribadito, anche se alla Regione veniva “beccato” dal consigliere Foschi che gli contesta il titolo di dirigente regionale. Renata si dimette e lui ritorna al Campidoglio dove pare che anche autorevoli esponenti dell’amministrazione Marino apprezzino la sua professionalità, almeno sino a quando qualcuno del Pd si accorge della camaleontica anomalia e Marra si prende un paio d’anni sabbatici di aspettativa per approfondire i suoi studi.

DUE ANNI DI ASPETTATIVA

Ed è qui a cavallo fra il 2014 e il 2016, che matura la sua svolta grillina corroborata da una consolidata amicizia con il funzionario Salvatore Romeo, Cinquestelle della prima ora. Sicuramente esperto dei meccanismi della machina capitolina anche senza essere dirigente, Romeo diviene il consulente di Virginia Raggi e Daniele Frongia, allora semplici consiglieri e oggi sindaco e vice. È a questo punto che Marra entra nel ‘raggio magico’ dopo essere stato fulminato sulla via del Beppe pensiero. Le ambizioni del sodalizio avrebbero dovuto portare Marra al ruolo di vice capo di gabinetto con Frongia a capo e ci rimane sino a quando qualche giorno quando, fa  viene spostato alla direzione del personale ruolo strategico per un comune che conta 24.000 dipendenti. Non prima di aver assistito della defenestrazione della ex capo di gabinetto, la magistrata Raineri giudicata un ‘corpo estraneo’ dal raggio magico. Insomma, una bella conventicola di amici grillini della prima e dell’ultima ora che deve aver infastidito un’altra fazione del Movimento romano, quella della onorevole Roberta Lombardi. Lei alla fine perde la partita e viene estromessa dal cosiddetto “direttorio” oggi sciolto definitivamente per lasciare libertà di scelta (sic) alla Raggi.

M5S E LO SCONTRO TRA LE FAZIONI ROMANE

E allora dove starebbe l’opacità? In fondo ogni sindaco ha il dritto di scegliersi, a spese nostre, lo staff che vuole e già Marino non è che abbia lesinato. L’opacità sta invece nello scontro fra le fazioni del Movimento romano e su quel “profumo di destra” che aleggia sulla Raggi. Se è vero che talora si consiglia con il suo ex datore di lavoro avv. Sammarco in qualche modo collegato allo studio Previti un tempo stimato dal Generone romano (costruttori, immobiliaristi e uomini di finanza). Un “profumo di destra” che la Lombardi da Monte Sacro/Val Melaina deve aver fiutato. Così oggi, lei di temperamento focoso e populista de ‘core’, si toglie un macigno dalla scarpa e con riferimento a precedenti affermazioni di Marra spara    «qualcuno si è autodefinito ‘lo spermatozoo che ha fecondato il Movimento’. Io penso che la definizione esatta sia ‘il virus che ha infettato il Movimento’. Ora sta a noi dimostrare di avere gli anticorpi».

ROBERTA LOMBARDI: VIRUS E POST SU FB

E sullo stesso post FB prosegue «poiché la trasparenza è un valore del M5S, sono sicura che il sindaco Raggi pubblicherà subito i pareri dell’Anac in suo possesso sulle nomine di Marra e Romeo».
Richiesta legittima  se facesse comprendere agli elettori anche il rapporto fra Marra/Romeo e la cordata che ha portato la Raggi al Campidoglio battendo sul filo di lana l’ex consigliere e oggi presidente d’Aula De Vito. Scopriremmo allora che l’ascesa della coppia Romeo/Marra è legata ad una guerra di fazioni in atto nel Movimento ben prima della campagna elettorale. Sia ben chiaro, uno scontro legittimo come avviene nel Pd in Forza Italia, nella Lega, perché “The political is political”.
Allora non ci vengano a contrabbandare come democrazia il voto di 1600 smanettoni sul web. Ammettere che i 5stelle si stanno ‘transustanziando’ in un partito come gli altri non è certo un danno per la democrazia, anzi ….è il sistema bellezza!

Giuliano Longo

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