A volte ritornano stancamente dagli anni ’90. Su La7 Sardella e Raspollini

In onda con "Il pollice verde sono io" il sabato e la domenica all'ora di pranzo: format vecchio

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Dovrebbe chiamarsi “Gli indesiderati” e invece è stato scelto il più casareccio “Il pollice verde sono io” per salutare il ritorno di Luca Sardella e Carlo Raspollini a La 7.

Erano due anni che la coppola più famosa della tv anni ’90 non si vedeva in giro, il suo “In viaggio con papà”, previsto su Raidue nell’autunno 2013 era stato soppresso, forse per motivi di palinsesto.

CONCORRENZA – Ed eccoli qui a tentare di rientrare dalla porta di servizio di Urbano Cairo con 6 puntate di un programma che occupa proprio la fascia di Linea Verde (Sabato e Domenica ore 12.50). Vendetta tremenda vendetta? È questo il tentativo? Sardella non perde il vizio di parlare a mitraglia e di mangiarsi le parole: non riesce a far parlare un ospite che sia uno: dopo 3 secondi, cronometrati, deve intervenire per dare quelle informazioni che, secondo lui, il malcapitato di turno si attarda a fornire con risultati a volte esilaranti come quando ad una sua ospite dice, a proposito di lumache: «Dovremmo fare un gemellaggio, Sonnino voi Sansevero io, SS, per carità», tutto da solo.

IL FORMAT – Il programma risente di una discreta povertà di mezzi tecnici e anche la qualità dell’immagine non è all’altezza di quelli che, a detta di Sardella, sono i suoi cloni: «Una sfida che lancio a tutti quelli che si occupano di giardinaggio e di salute» dichiara alla stampa e ci tiene anche a farci sapere di essere laureato in agraria. Raspollini e Sardella sono convinti che basti aver inventato 20 anni fa un genere televisivo green-culinario e rivendicano il diritto di proporlo fino alla nausea.

Lo si capisce dalla sigla, cantata da Sardella per racimolare qualcosa dalla SIAE così come i tappeti musicali che saranno verosimilmente composti dallo stesso: sono cose che potevano andar bene a quei tempi ma intanto i linguaggi sono cambiati e nonostante ci si avvalga della consulenza artistica di Giovanni Caccamo, regista di Giletti a L’Arena, viene sciorinata una sequenza vista e rivista fatta di: tavola imbandita in piazza che fa folklore-ricetta-momento giardinaggio-esperto agronomo-momento salute-intervista fra i campi e tutto questo ben di Dio invece di arricchire stanca proprio per la frenesia dell’esecuzione.

SPONSOR – Perché la velocità non è modernità, anzi, sembra solo necessità di “inzeppare” di cose la puntata per permettere allo sponsor, produttore di olio che campeggia con lo stendardo sullo sfondo della terrazza allestita a festa, di passare più o meno inosservato. Dico più o meno perché Sardella ha un debole di lunga data per i produttori e quindi il surreale scambio di battute con tale “Pino (presentato solo così) che è andato in Francia ma non ha dimenticato le terre di Sonnino” (località dove si svolge gran parte della prima puntata) dove si “produce l’olio migliore del mondo” ha una finalità che si palesa nella seconda parte del programma dove parte un simpatico siparietto con Alessio Galfo, brand manager di una azienda produttrice di olio che con una rapida ricerca si qualifica nel proprio sito internet come sponsor di “Il pollice verde sono io”. Un programma di informazione sull’olio con la ditta che sponsorizza e quindi copre i costi del programma in RAI non si può fare, almeno non alla luce del sole. Forse è per questo che il “dinamico duo” si è spostato a La7?

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