Bici a Roma, falliti i progetti di Ignazio Marino per le ciclabili

Le associazioni e i movimenti dei ciclisti della capitale denunciano la sostanziale scomparsa del tavolo di lavoro avviato con il Campidoglio

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Era stato uno dei cavalli di battaglia di Ignazio Marino quello dello bike sharing in campagna elettorale, lui ciclista impenitente, ci avrebbe voluto tutti in bicicletta sperando di surrogare in qualche modo al congestionamento del traffico e alla inefficienza dei trasporti pubblici utilizzati solo dal 28% dei romani nelle ore di punta. Il suo modello erano e sono le pianeggianti capitali del Nord Europa dove la bici è addirittura il mezzo di trasporto prevalente.

SI RIPARTIVA CON IL BIKE SHARING – Succede così che nell’ottobre dello scorso anno l’assessore Guido Improta presenti il suo piano della mobilità  che dovrebbe rivitalizzare il servizio della bici in affitto (che a Milano funziona benissimo) e annuncia un bando in scadenza il 6 ottobre 2014 per le prime 6 stazioni a pedalata assistita nel Municipio I. Nel frattempo si costituisce il solito ‘tavolo’ con le associazioni interessate che si riunisce poco e saltuariamente, come lamenta l’associazione dei ciclisti BiciRoma che parla di un verso e proprio “bluff”. «Anche a Gennaio – scrive BiciRima- il tavolo è saltato, i rappresentanti politici non hanno il coraggio di affrontare il fallimento su uno dei loro cavalli di battaglia elettorali, quello della mobilità ciclistica e sostenibile» quindi «quasi due anni di nulla» per «l’incapacità di organizzare e rendere nella nostra città questo settore al pari degli standard di alcune altre capitali europee.»

DIMENTICATA LA PISTA NOMENTANA – Per di più il Piano Quadro della Ciclabilità e della ciclabile del Lungo Tevere  sarebbero andati perduti i fondi stanziati dalla Regione. Insomma, il Piano sarebbe defunto tanto che a BiciRoma verrebbe negato di visionare il progetto della ciclabile sulla Nomentana che si è persa nel nulla. Dal comunicato della associazione scopriamo anche che il Comune negherebbe  i permessi richiesti da anni dai volontari per realizzare sul territorio «in aree oggi ridotte a discariche  o luogo di bivacco di disadattati, strutture per la mobilità ciclistica e per i ciclisti.» In questa situazione si verifica il paradosso di un sindaco quasi maniacalmente appassionato di bici e di associazioni di ciclisti che senza risposte dall’amministrazione si  vanno lentamente estinguendo.

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